Andrea Federici / Design for Kumo

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Il Design minimalista di tepeek e Andrea Federici per Kumo.

Oggi ci fa piacere scrivere su una tematica che riguarda la nostra agenzia da un altro punto di vista: lo studio. L’intento è quello di far emergere la personalità di tale spazio descrivendolo a partire dalla logica con cui è stato progettato. Voi a cosa pensate se diciamo la parola “ufficio”? Un luogo, possibilmente triste, come le scrivanie e le persone che vi sono al suo interno. Di sicuro, questo non è ciò si visualizza nella mente di un designer come Andrea Federici che firma il progetto per la nuova sede di Kumo. Laureato al Politecnico di Milano, Andrea vive e lavora per sette anni nel capoluogo lombardo, dove collabora con importanti studi di architettura e design, operando negli ambiti del product design e dell’art direction per diverse aziende del settore del mobile, e progettando hotel e spazi pubblici sia in Italia che all’estero. Ma la nebbia milanese, si sa, ha i suoi contro e il giovane designer dal ciuffo ribelle pensa bene di tornare a respirare l’aria marina in quel di Pesaro. Qui intraprende un nuovo percorso, fondando “tepeek“: un collettivo di professionisti specializzati nella filiera del “sistema prodotto” (design, grafica, exhibit, ecc.) che si afferma in poco tempo firmando collaborazioni per importanti marchi del design italiano. Dall’art direction, alla progettazione di prodotti e sistemi prodotti, alla progettazione di set fotografici, passando per lo sviluppo grafico di cataloghi e di immagini per la comunicazione pubblicitaria, fino all’ideazione di architetture temporanee. Non mancano le collaborazioni con privati per la progettazione di centri benessere, palestre, abitazioni e, per l’appunto, uffici e studi professionali. Nello specifico, quello di Kumo, è uno studio che rispecchia pienamente la filosofia progettuale di Andrea Federici che professa e convince con il motto “less is more”, il meno è di più. Ciò che contraddistingue ogni suo progetto, infatti, è proprio la ricerca dell’essenzialità e del particolare che fa il tutto. L’obiettivo, dunque, è lasciar parlare i materiali. Noi di Kumo, che – per fortuna – facciamo altro per mestiere, lasciamo che a raccontare di questo spazio, sia proprio l’esperto. “La nuova sede di Kumo è il risultato di un mix calibrato di materiali e luce naturale. Materiali dall’aspetto “discreto” e naturale, innestati su altri aggressivi ed hi-tech, il tutto valorizzato da un uso attento e soppesato della luce solare. Il pavimento, tavole di legno dal taglio “grezzo” e naturale, è stato abbinato ad un materiale tecnico, rude e violento come il ferro delle reti che separano un ambiente dall’altro, per conferire la giusta privacy alle zona operative, senza però diventare filtri nei confronti della luce solare, di cui la nuova sede di Kumo è ricca.
Gli abbinamenti di materiali e le scelte estetiche effettuate, permettono al visitatore di ritrovarsi all’interno di una sorta di “laboratorio”, di officina: un ambiente dal sapore “industriale vintage” che, nel totale rispetto del genius loci, si sposa perfettamente con il luogo in cui l’agenzia si trova, ovvero, una zona industriale. Dentro uno studio, così come in un’officina, si produce, si lavora, ci si rimboccano le maniche e sudando si arriva alla produzione di un prodotto. La sola differenza è che il tipo di prodotto, anziché tangibile, materico… è digitale.
Anche i tavoli, over-size, non sono stati pensati come banali scrivanie: sono stati disegnati tenendo ben presente il fil rouge di tutto il progetto e, quindi, il richiamo al bancone di un laboratorio artigianale è inevitabile. Sono realizzati in tubolari di ferro grezzo, con saldature a vista e piani in laminato massiccio: resistenti, capaci di sopportare le lavorazioni più dure o semplicemente il giovane titolare che ama sdraiarcisi sopra.
Come non parlare, in ultimo, dei colori scelti come contesto di base. L’utilizzo di questi è stato ridotto al minimo, nell’intenzione di annullare le possibili interferenze tra i materiali chiamati ad “esprimersi”, legno e ferro, e di sfruttare al massimo la luminosità di base dell’ambiente.
Per tutte le pareti (ad eccezione di quella d’ingresso, che è realizzata con lo stesso tavolato del pavimento) è stato scelto un bianco burro leggermente rustico, mentre per i piani delle scrivanie, per le lampade, i caloriferi ed i dettagli tecnici è stato scelto il nero opaco.
E infine, ma non certo in ordine di importanza, il progetto illuminotecnico. Le grandi finestre di Kumo permettono di far penetrare molta luce naturale, la migliore possibile, capace di valorizzare tutti i materiali utilizzati in questo progetto. E per quando cala il sole, le grandi lampade Sosia di Castaldi, reinterpretate in un nero opaco realizzato ad hoc, regalano una luce calda, morbida capace di tenere sempre alta l’attenzione di chi lavora.”

Ebbene, vi abbiamo convertito?

Se per caso, ci fosse qualcuno, che non sia rimasto anche solo leggermente incuriosito da tale accurata descrizione, alzi la mano (che tanto non vi vediamo).

Ringraziamo Andrea Federici e che il design sia con voi. Sempre.